Non è solo il dove, ma anche il come.

Siamo a meno tre ed è finito il 2018, tre mesi ancora e poi tiriamo le somme: sinceramente non sono una che tira le somme, fissa scadenze e prende “la” decisione della vita ma è normale che, chi mi vuole bene, ha bisogno di sapere dove sono e sarò. Un dove in senso ampio del termine: dove nel senso di quale luogo, ma anche il dove che indica a che punto del mio cammino.

Già mi viene da ridere: gitana nell’anima, errante nel dna, curiosa come una scimmia, entusiasta delle novità, produttrice seriale di idee, sostenitrice maniacale del “tutto si trasforma” e, per finire, inquieta e ribelle, il dove racchiuso in una parola non mi riesce.

Un anno faticoso chè mi ha visto lavorare come mai avevo fatto: non solo fisicamente, ma, e soprattutto, mentalmente. Lunghi mesi centrata, concentrata su quello che voglio, sull’obiettivo finale che resta lo stesso da sempre, a dispetto dell’inquietudine innata.

Perché il problema, e forse qualcuno di voi mi capisce, non è il dove si è, ma il come arrivarci: mi domandano dove, ma la domanda giusta sarebbe “dove e come Sara?”

Eh sì, è il come che mi frega nella vita! C’è la strada più semplice, corta e veloce, lo so. Ma il problema è che ad un boeing preferisco la roulotte: ti fermi dove vuoi, mangi quando vuoi, dormi dove vuoi e, cosa più importante ed entusiasmante puoi perderti in quelle stradine sterrate che chissà dove ti portano e, senza perdere mai la meta, rendono il viaggio infinito ma colmo di incontri, scoperte, emozioni e soddisfazioni. Sì, la soddisfazione di arrivarci con i miei valori, le mie capacità, con quello che sono, con quello che il cuore mi dice e soprattutto con il rispetto per me stessa.

Fare quello che va di moda è molto più semplice e veloce che fare quello che ti dice la pancia.

Lavorare semilavorati e spacciarli per vero “handmadeinitaly” è molto meno faticoso che ricercare tessuti la cui mano genera emozioni. Copiare quello che fanno gli illustri della moda è puro commercio, velocizza la produzione e porta risultati sicuri. Soprattutto, e non è poca cosa, non ti mette in discussione né alla prova.

È l’andare sul sicuro e non rischiare ma è la fine catastrofica della creatività e dell’individualità.

È accettare il sistema, è farsi governare, è perdere umanità, è accettare che la crisi ci renda persone peggiori, è fermarsi alle apparenze e non confrontarsi mai con se stessi.

Sì, è una salita estenuante la mia, una rigidità retrò che mi ritrovo tutta sulla cervicale, ma è la risposta completa alla domanda completa che vorrei mi fosse fatta: “dove e come Sara?”. Dove e come voglio andare? Voglio andare dove ho detto sempre, per come sono e con quello in cui credo.

Troppo complicato? Allora vi faccio un esempio.

Potrei comprarle le etichette da attaccare ai vestiti, ma no, anche quelle faccio a mano su fettuccia di cotone con il timbro inzuppato d’ inchiostro per tessuti e poi le cucio a mano con il filato di cotone.

Il mio dove è il luogo di come batte il cuore se la pancia parla.

Secondo me, voi ed io meritiamo rispetto, creatività, unicità, serietà e tutto l’amore che ho.

Buona domenica a tutti

Sara

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