Il coraggio di meravigliar-si

Mi hanno insegnato che con sacrificio, passione e determinazione si raggiunge ciò che si vuole. Non è vero, non più almeno. Oggi non basta, occorre altro.

Serve una storia che faccia breccia nell’anima delle persone, un’emozione, un sentimento che coinvolga, o meglio, travolga.

Leggo, cerco, mi informo e mi confronto con chi, come me, ha provato, prova e spera che la propria passione diventi un lavoro. Lavoro che dia soddisfazioni intendo. 

Un lavoro dal quale ricevi almeno la metà di quello che dai in termini di tempo, soldi, capacità, esperienza, impegno, sacrifici, investimenti emotivi e rinunce.

Non basta: occorre il neuromarketing. 

Oioi… E… cos’è?

Gerald Zaltman [autore del libro “The Subconscious Mind of the Consumer (And how to reach it)”] lo definisce così: “È un ponte tra le Neuroscienze ed il Marketing. Gli esseri umani prendono le loro decisioni in modo emotivo e istintivo, giustificandole successivamente razionalmente. 

Il neuromarketing analizza i processi che avvengono nella mente del consumatore e che influiscono sulle decisioni di acquisto per comprendere quali motivazioni sono alla base di un minore o maggiore coinvolgimento emotivo nei confronti di un brand..”

E ci sono tecnologie per capirlo: “l’ElettroEncefaloGrafia (EEG) per misurare quali aree del cervello vengono attivate durante la visualizzazione di un determinato logo o prodotto; la Functional Magnetic Resonance Imaging (fMRI) per misurare l’ossigenazione del sangue nelle varie regioni del cervello correlata all’attività neuronale; e infine sistemi di rilevamento del puntamento dello sguardo come l’Eye Tracking per analizzare dove cade lo sguardo…”

A me tutto questo fa paura. Giuro. Però, da tutto questo, trovo anche risposte che, in qualche modo, mi confortano. 

Non sempre va da sé e non ho la presunzione di avere la verità in tasca, ma ne deduco una riflessione: i nuovi brand che legano le proprie campagne pubblicitarie a rivincite, reazioni, rinascite in seguito ad eventi catastrofici, dolorosi, e a rischio di vita, sono vincenti. Sono i casi in cui la moda “cura”, reintegra, restituisce dignità, bellezza, valore, integrità fisica e morale. Sono quelle filosofie, quei “mood” in cui una donna vi si riflette, si ritrova, si specchia: impersonifica la ritrovata gioia di vivere, la guerriera che vince sul male, la bellezza degli “anta”, la seconda possibilità.

Si enfatizza la  rivincità personale per tutte coloro che, da quel dato tunnel, ci sono passate, lo hanno arredato e poi ne sono uscite perché la vita continua, perché vale sempre la pena viverla o perché, in tutte noi, vive  quella paladina che vince sul male.

Non credo che occorra un elettroencefalografia ed il resto per capire che l’essere umano è spinto verso il suo simile, che lo stesso male unisce, dà confortoe genera una sorta di solidarietà inconscia o dichiarata, ma comunque ovvia, che ci fa scegliere un brand piuttosto che un altro. E così si grida “al genio” e si pone sul podio questo o quell’altro. 

Ferma restando la bravura dello stilista e la meraviglia del brand, che non metto in dubbio, il mio pensiero va a tutti quei brand, come il mio, che prendono forma e vengono alla luce timidamente smossi da amore e passione e… restano lì, in una sorta di limbo, perché non hanno fatto a nessuno l’elettroencefalografia o perché di spettacolarizzare il proprio dolore non ne hanno la voglia, lo spirito ed il coraggio. 

Sì, non ne ho la voglia, lo spirito ma soprattutto il coraggio.

Retaggi infantili ed adolescenziali? Può essere.

Per adesso mi accontento di lavorare sul coraggio con la speranza di trovarlo. 

Ogni giorno, più volte al giorno a dire il vero, la mia anima bussa, bussa sempre più forte. Apro la porta e trovo lì quella visione, ma richiudo, sbatto la porta e sospiro: “No, non posso!”. Eppure lo so che sarebbe d’aiuto a tante donne che come me combattono la loro battaglia quotidiana per riuscire ad accettare sta “cosa” inaccettabile.

L’aver trovato il coraggio di parlarne a tutti lo ritengo già un personale successo.

Trovare il coraggio di essere quella che sono, raccontare – senza paura dei miei giudizi che mi ricordano i valori che mi hanno trasmesso – e specchiarmi in quelle centinaia di donne e più che potrei riportare a nuova vita, con un abito ed una sfilata, è una strada davanti a me che per ora guardo ma non riesco ad imboccare.

Ma, stay tuned, e stacci anche te Sara, perché potrei meravigliarvi ma soprattutto meravigliarmi.

Intanto, per me, quello che ho presentato a Forte dei Marmi è una grande meraviglia! ❤

Guardalo qui 😊

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