Questa volta vinco io.

Ci siamo conosciute tanti anni fa, tramite amici comuni, ero piccola.
Poi ci siamo incontrate di nuovo in quegli anni semplici in cui a “babbo posso andare?” “No” non c’era il coraggio di replicare e se trovavi il coraggio con un “perché? “, sospeso ad un filo di voce, sapevi con sicurezza che la successiva risposta era “perché no”. Erano certezze.

Sapevo esattamente cosa potevo e non potevo. Sapevo anche cosa volevo e non volevo. Credevo nell’amicizia, nella solidarietà, nei sogni e nella possibilità di realizzarli. Ed è per questo che ti ho scelta.

Mi offrivi la possibilità di studiare e realizzare i miei sogni. Sono venuta a vivere da te, 4 lunghi anni. Eri fredda, grigia, formale e con la capacità di trasformare le persone in gente.
Mi hai reso la vita difficile, complicata, impersonale. Mi hai insegnato la fretta, lo stress, l’ansia, l’apparire. Spesso ero come una formica impazzita dentro un formicaio appena calpestato. Mi hai preso in giro migliaia di volte: il mio accento nel parlare, il mio modo di vestire, i miei sogni così strampalati che non prevedevano numeri o coefficienti e nemmeno milioni di lire. Ti ho lasciato, me ne sono andata dalle tue convinzioni che non lasciavano spazio ad altre idee. Non voglio dire che sei così oggettivamente, ma per me lo sei stata, non siamo mai andate d’accordo.
Poi sono tornata a trovarti perché da te c’è tutto il necessario, l’indispensabile per fare un buon lavoro e tante occasioni. Ma non è andata meglio della prima volta ed ho detto basta, non riuscivo proprio a sopportarti.

Sono passati tanti anni, ti ho dimenticata, ho avuto persino compassione di te: quante cose non conosci e non vedrai mai! Il sole limpido dopo le mareggiate, il tepore delle giornate primaverili in campagna, le case in pietra, il mare ed i suoi colori, il profumo dell’erba bagnata, il bosco, la resina dei pini… quante meraviglie non vedrai mai!

Poco tempo fa, ti ho incontrato di nuovo. Mi hai strappato l’anima, ti sei presa tutta la mia vita. Mi hai donato macerie, distruzione e dolore. Odiarti? E perché mai! Non meriti tanta considerazione. Solo un’immensa gigantesca rabbia per esserti presa tutto ciò che avevo, così, in un attimo… E sei rimasta lì, serafica, a guardare come dire “non è colpa mia!” Avevo promesso che per me non esistevi più, che mai più sarei tornata a farti sentire il mio respiro, che mai e poi mai avrei più avuto a che fare con te, però con te devo averci a che fare perchè sei, aimè, il centro del mio mondo: la moda. Diciamo allora che vengo a presentarti il conto e a prendermi la mia rivincita. Silenziosa , parziale ma quella che mi serve per spiccare il volo. E tu rimarrai a guardare immobile come del resto hai già fatto. Questa volta l’amaro in bocca non l’avra nessuno: io saró felice del successo che avrà la mia collezione, tu avrai avuto il merito di permettermelo.
Non sono per i “mai” e per i “sempre” e non sono nemmeno quella che abbassa la testa quando qualcuno alza la voce. Non sono remissiva o timorosa nei confronti di chi mi ha fatto male, ma sono forte e coraggiosa. Aspettami, bella mia, sto arrivando! Vengo a prendermi ciò che mi spetta e che merito e, come sempre, ti porto colori:

i tuoi classici colori, i colori di quel mare che non vedrai mai ed i colori dell’amore immenso che mai potrai rubarmi.
Vengo in pace MILANO, stai al tuo posto, perché io prenderò il mio.

Dal 26 al 29 gennaio vi aspetto al Pad. 3P stand A19 di #homimilano a Fiera Milano per presentarvi la mia collezione “ribelle e trasformista” senza tempo ne stagioni.

A presto
Sara

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